Un product developer sta specificando una fibbia con un bassorilievo molto dettagliato e chiede al proprio fornitore se convenga realizzarla in zama. È una domanda che nel settore moda ricorre spesso, perché la zama per accessori moda è tra i materiali più diffusi per bottoni, fibbie e componenti decorativi, ma non è sempre la scelta giusta per l’alta gamma. In questo articolo vediamo cos’è la zama, come si lavora, e quando invece conviene orientarsi su un processo diverso, come la microfusione in ottone.
Cos’è la zama (o zamak)
La zama, chiamata anche zamak, è una famiglia di leghe a base di zinco con aggiunte controllate di alluminio, magnesio e rame. Il nome deriva dalle iniziali tedesche dei quattro componenti (Zink, Aluminium, Magnesium, Kupfer). La lega è oggi standardizzata in Europa dalla norma EN 12844. Le composizioni più diffuse (identificate come ZP3, ZP5, ZP2, ZP8) condividono un tenore di alluminio intorno al 4%, mentre variano soprattutto per la percentuale di rame, che ne modifica resistenza e stabilità nel tempo.
La caratteristica che rende la zama così popolare nel fashion hardware è il basso punto di fusione, intorno ai 380-400°C, molto più basso di quello dell’ottone (oltre 900°C) o dell’alluminio (660°C).
Come si lavora la zama: la pressofusione
Proprio grazie al basso punto di fusione, la zama viene lavorata quasi esclusivamente con la pressofusione a camera calda: il metallo fuso viene iniettato ad alta pressione in uno stampo metallico riutilizzabile. Il processo comporta alcuni vantaggi concreti:
- cicli produttivi rapidi, adatti a grandi volumi
- consumo energetico contenuto, per via delle basse temperature
- stampi con una vita utile molto lunga
- buona precisione dimensionale, anche su geometrie complesse e pareti sottili
Questo la rende una scelta efficiente per componenti prodotti in serie con un dettaglio fine (bassorilievi, texture, piccoli loghi incisi), dove la ripetibilità del pezzo è più importante della lavorazione artigianale del singolo esemplare.

Zama e finiture: perché si presta bene alla galvanica
Un altro punto a favore della zama è la sua ottima predisposizione ai trattamenti galvanici: dorature, placcature e finiture decorative aderiscono bene alla sua superficie, permettendo di ottenere un’ampia gamma di colori e texture a partire dallo stesso getto. È lo stesso principio che guida la scelta delle finiture per qualsiasi accessorio metallico di alta gamma, come raccontiamo nel dettaglio nel nostro approfondimento sulla galvanica per accessori di alta moda.
Zama o microfusione in ottone: come scegliere
Qui arriva la domanda che conta davvero per chi sviluppa un accessorio destinato all’alta moda. La zama, per essere lavorata in modo efficiente, richiede uno stampo dedicato: un investimento che si ammortizza bene su grandi volumi, ma che ha meno senso per una capsule collection, una produzione limitata o un pezzo che richiede modifiche frequenti in fase di sviluppo.
È qui che entra in gioco la microfusione a cera persa, il processo su cui Micromet costruisce la propria produzione in ottone e bronzo. Non richiede uno stampo metallico rigido, si presta a piccole e medie serie, e lavora bene con metalli che nell’alta moda comunicano un valore percepito diverso rispetto alla zama: più caldo, più “pieno”, spesso preferito nei progetti dove il peso e la resa al tatto dell’accessorio fanno parte dell’esperienza del prodotto finito.
In sintesi, per orientarsi:
- Grandi volumi, budget contenuto, dettaglio fine e ripetuto: la zama e la pressofusione sono spesso la soluzione più efficiente
- Piccole-medie serie, capsule collection, sviluppo che richiede iterazioni, materiale con resa e peso “pieno”: la microfusione in ottone o bronzo offre più flessibilità, senza il costo di uno stampo dedicato
Non è una gerarchia di qualità: sono due processi che rispondono a esigenze diverse. Lo stesso principio guida la scelta dei materiali per le minuterie metalliche di moda, pelletteria, calzature e borse, dove la zama compare accanto a ottone, acciaio e alluminio come una delle opzioni possibili, da valutare caso per caso in base al progetto.
Conclusione
La zama resta un materiale solido e versatile per il fashion hardware, particolarmente indicato quando i volumi sono alti e il dettaglio va replicato in modo identico su migliaia di pezzi. Per progetti di alta gamma con serie più contenute, però, vale sempre la pena valutare la microfusione in ottone come alternativa: cambia il risultato percepito, i tempi di sviluppo e l’investimento iniziale necessario.
Se stai valutando quale processo sia più adatto al tuo prossimo accessorio, il team Micromet può aiutarti a confrontare le opzioni in base a volumi, budget e resa estetica desiderata.


